Hip Hop

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HIP HOP

L'hip hop nasce alla fine degli anni Settanta come espressione della cultura di strada del South Bronx, quartiere di New York caratterizzato da una dura quotidianità fatta di violenza, droga e criminalità.

L'abbondante presenza di palazzi abbattuti o abbandonati, nella zona, era una conseguenza del progetto di ricostruzione autostradale realizzato in quegli anni, che avrebbe permesso ai veicoli provenienti da Manhattan, l'area ricca della Grande Mela, di uscire rapidamente dalla città passando sopra agli edifici della zona povera senza doverla attraversare.

In questo contesto di degradazione urbana bande di ragazzini pieni di immaginazione, ma a corto di soldi, iniziano a forgiare un nuovo stile che stravolgerà completamente il concetto d'arte riportandolo, per certi versi, alla sua più originale purezza quella che per generazioni era stata soppressa nell'intento di cancellare le vecchie origini.

Dalla musica alla danza, dalla pittura alla vita vera e propria, l'arte viene concepita come creazione spontanea e dirompente ovunque e comunque, al di fuori dell'ambito commerciale. Dipingere illegalmente graffiti su di un vecchio muro nel ghetto avversario significa crearsi un proprio codice di autoregolamentazione e rinnegare il sistema d'arte convenzionale, in quanto si produce un'opera non vendibile, accessibile a tutti, e anonima per gli esterni.

Proprio per le circostanze di illegalità che circondano il disegno, il nome nella firma viene sostituito con uno pseudonimo, chiamato "tag" (firma), che talvolta compone il graffito stesso. I creatori della nuova cultura si autodefiniscono "bboys" (termine tuttora utilizzato per i seguaci dell'hip hop), e cioè i ragazzi del Bronx, ma anche i "black boys", i "bad boys" e i "break-boy" o "boogie-boy" - coloro che ballano ai "block party" (evento di strada che coinvolge il vicinato); le ragazze vengono invece definite "fly-girl" o "b-girl".

Cogliere il concetto di sfida significa comprendere l'essenza stessa dell'hip hop: in un periodo in cui la violenza di strada miete la vita di troppi ragazzi di colore, la danza, ma anche la pittura, la musica e la parola ritmata (il rap) creano un nuovo spazio in cui definire la gerarchia di potere del ghetto.

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MODERNA

L'espressione DANZA MODERNA nasce nel XX secolo per definire un modo libero di interpretare la danza. L'aggettivo MODERNA è usato in contrapposizione a CLASSICA che identifica una danza legata al rigido rispetto di regole sostanziali e formali. A scanso di equivoci, bisogna precisare che gli iniziatori della DANZA MODERNA sono nati comunque come ballerini di DANZA ACCADEMICA. In pratica, la danza moderna è una evoluzione stilistica e culturale verso forme libere di rappresentazione, affermatasi grazie ad avanguardie artistiche che possedevano due caratteristiche fondamentali: la preparazione tecnica e il coraggio di sfidare il sistema. Senza il coraggio e la bravura dell'americana Isadora Duncan e del russo Serge de Diaghilev, alfieri della Danza Moderna, questa (probabilmente) non sarebbe mai nata. Non è stato facile abbattere i consolidati principi_base della tradizione accademica; ma, anche in questo caso, l'Europa ha dimostrato di essere il continente più sensibile e più pronto a cogliere i fermenti di nuovi movimenti artistici.A partire dal XVIII secolo, e fino agli inizi del Novecento, il ballo ufficiale è stato caratterizzato dal rigore stilistico e da un tipo di coreografia tendente a schiacciare la sovraesposizione individuale rispetto al corpo di ballo. In alcuni momenti, la preoccupazione eccessiva della perfezione tecnica ha di fatto limitato le potenzialità espressive di grandi artisti. Già prima che nascesse in Francia, nel 1661, l'Académie de la Danse, molti studiosi e maestri europei avevano cominciato a dettare e scrivere regole per incanalare l'arte coreica in un percorso scientifico. Con l'avvento del Barocco, tutto fu sottoposto a formule, parametri, codificazioni. Anche nel mondo della danza prese piede la tendenza a  sistematizzare regole e tecniche. Di conseguenza, fu demandato all'insegnamento dotto il compito di trasmettere sia le  nozioni di base di ogni singolo ballo, sia le nozioni generali sulle posizioni dei piedi, del corpo, della testa, ecc. Agli inizi del XVIII secolo, l'impostazione rigorosamente professionale, tipica di ogni disciplina, si poteva considerare un processo definitivamente compiuto anche per la danza. Nel 1721 l'inglese weaver john  pubblicò a Londra l'opera Anatomical and Mechanical lectures upon dancing  con la quale introduceva l'insegnamento della danza fondato sullo studio dell'Anatomia. Praticamente formulava la necessità di rapportare i movimenti coreici alla scienza del corpo umano, la quale doveva rappresentare il retroterra teorico per tutti i Maestri di ballo. Si trattava di un principio giustissimo. Ma in un contesto di formalismi esasperati, ogni nuova regola finiva per appesantire l'effetto artistico. E' chiaro che la Danza Classica ha prodotto e continuerà a produrre opere eccezionali ed artisti insuperabili. Ma in parallelo con il suo sviluppo e con le scuole di pensiero tradizionale, nel XX secolo si è affermata la scuola della DANZA MODERNA.

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